Geloi Wetland, la natura che riconquista la Piana di Gela
Una menzione speciale dal Ministero della Cultura, ventisei progetti battuti, e una storia che parla di cicogne, zone umide e riscatto ambientale. Il progetto Geloi Wetland, attivo nella Piana di Gela, è stato premiato nell’ambito del Premio Nazionale del Paesaggio per la capacità di unire rigenerazione ecologica e rinascita sociale in un territorio a lungo segnato dal degrado industriale. A ritirare il riconoscimento a Roma è stato il professor Alessandro Lutri, docente di discipline antropologiche all’Università di Catania.
Un’inversione di tendenza che viene da fuori
“Sul territorio c’è un’inversione di tendenza”, spiega Emilio Giudice, direttore della Riserva Biviere. “È una ricostruzione di ecosistemi realizzata da una fondazione privata straniera. Questo indica che qualcuno dà valore a questo territorio — ma viene da fuori. I locali non tendono ancora ad andare in questa direzione.”
La fondazione è la tedesca Stiftung Pro Artenvielfalt, non arrivata per caso. “Sono venuti perché abbiamo la Zona di Protezione Speciale, un flusso straordinario di animali migratori, e perché c’era già una rete locale che li aveva contattati”, racconta Giudice. Tra gli obiettivi principali c’era anche contrastare il bracconaggio. “La fondazione ha uno scopo semplice e nella sua semplicità funziona: raccoglie fondi, acquista terreni, rinaturalizza.”
L’area della riserva si estende per circa 200 ettari. Terreni un tempo abbandonati o soggetti ad abusivismo sono diventati pantani, habitat naturali, boschi di macchia mediterranea. Gela ospita oggi la più grande colonia italiana di cicogne bianche, con circa cinquanta coppie nidificanti, diventate simbolo di rinascita per l’intera comunità. Le zone umide costiere sono punti di sosta fondamentali per l’avifauna migratoria lungo le rotte mediterranee.
Il progetto ha favorito anche il recupero di colture storiche come il carciofo nostrale, oggi presidio Slow Food, e nuove forme di turismo sostenibile come la tappa Gela-Niscemi della Via Francigena Fabaria. “Il messaggio è chiaro”, dice Giudice. “Non è un invito a guardare gli altri, è un invito a fare.”
I crediti di natura: la prospettiva che può cambiare tutto
C’è però una novità che guarda al futuro. “L’Unione Europea sta lavorando a un sistema di crediti sulla biodiversità”, spiega Giudice. “Se Gela ha un patrimonio naturalistico enorme, potrà trovare capitali privati per il restauro attraverso questo meccanismo, come oggi funzionano i certificati verdi per l’energia.”
Non è un’ipotesi vaga. Nel luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato la sua Roadmap towards Nature Credits, un piano per creare crediti di natura certificati e scambiabili, aprendo la strada al finanziamento privato a supporto di quello pubblico. Questi crediti sono pensati per valorizzare azioni come il ripristino di zone umide e la conservazione di paesaggi ad alta biodiversità, convogliando fondi verso chi gestisce questi territori. Il quadro di governance e certificazione è atteso entro il 2027.
«È una prospettiva non immediata – ammette Giudice – ma nei prossimi cinque o sei anni potrebbe diventare concreta e cambiare totalmente l’uso del territorio come lo conosciamo.” Per la Piana di Gela — segnata per decenni da industria inquinante e abbandono — trasformare la propria biodiversità in un asset economico riconosciuto a livello europeo sarebbe qualcosa di davvero inedito.
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