La beffa delle dighe e la sete della Piana di Gela, in Consiglio la battaglia per salvare e rilanciare l’agricoltura
Gela e la sua anima agricola: il peso delle scelte del passato e le sfide del presente
Gela si affaccia sul mar Mediterraneo nel cuore del profondo sud della Sicilia, rappresentando da sempre il punto di riferimento e il “cuore” pulsante di un vasto comprensorio che raccoglie quasi duecentomila abitanti. Una comunità e una geografia urbana complesse, segnate da profonde trasformazioni storiche e da scelte economiche che hanno condizionato lo sviluppo degli ultimi decenni. A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, la comunità gelese visse uno storico e imponente mutamento di rotta: sotto la spinta della grande industrializzazione legata al settore petrolchimico, la città scelse di puntare quasi esclusivamente sull’industria pesante, voltando gradualmente le spalle alle proprie campagne e marginalizzando un patrimonio agricolo millenario che per generazioni aveva rappresentato la spina dorsale dell’economia locale.
Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, il bilancio di quel modello è amaro e complesso. L’esaurimento progressivo dell’era industriale e le sfide della transizione ecologica hanno riportato a galla la necessità impagabile e non più procrastinabile di diversificare le risorse economiche della città, riscoprendo e valorizzando le sue vocazioni originarie. In questo panorama di transizione, il recupero e il rilancio delle attività legate all’agricoltura e all’agroalimentare di qualità non rappresentano una mera operazione nostalgia, bensì una vera e propria priorità strategica per il futuro di tutta la Piana di Gela. Tuttavia, la ripartenza del comparto deve fare i conti con ostacoli antichi e mai risolti, primo tra tutti la drammatica carenza di acqua che paralizza gli agricoltori locali.
L’iniziativa consiliare: la mozione presentata dal Partito Democratico
È precisamente all’interno di questo quadro di sofferenza economica e di emergenza ambientale che si inserisce l’iniziativa istituzionale portata avanti dalla consigliera comunale del Partito Democratico, Maria Grazia Fasciana. Il documento, che approderà per la discussione e il voto in Consiglio comunale lunedì prossimo, rappresenta un’articolata e precisa chiamata di correo per le istituzioni competenti. La mozione intende impegnare formalmente la giunta e il sindaco a farsi parte attiva, intensificando e rafforzando con fermezza i solleciti e la pressione politica nei confronti della Regione Siciliana.
L’obiettivo primario dell’atto è chiaro, diretto e privo di ambiguità: chiedere al Governo regionale di mettere in campo tutte le azioni necessarie per superare le pastoie burocratiche e tecniche che impediscono la piena e regolare operatività delle dighe e degli invasi che dovrebbero servire la Piana di Gela. Non si tratta di una schermaglia politica locale o di una rivendicazione di parte, ma di una risposta indispensabile a un grido di dolore che sale da anni dai campi e che interpella la responsabilità di tutta la classe dirigente.
Stralci e contenuti della mozione: il grido d’allarme degli agricoltori
Nel testo della mozione presentata dalla consigliera Fasciana e dal gruppo del Pd si legge chiaramente la portata dell’emergenza che investe le aziende agricole del territorio gelesi e del comprensorio:
«Lunedì prossimo, in Consiglio Comunale a Gela, verrà discussa la mozione che ho presentato insieme al Partito Democratico per chiedere all’Amministrazione comunale di rinnovare e rafforzare alla Regione Siciliana i solleciti necessari per rendere finalmente operative le dighe della Piana di Gela. Si tratta di un tema che riguarda direttamente il futuro dell’agricoltura e di tanti imprenditori agricoli del nostro territorio, che da anni vivono una situazione di grave difficoltà legata alla disponibilità e alla gestione delle risorse idriche.»
Il testo evidenzia come la crisi odierna non sia dovuta alla mancanza totale di pianificazione del passato, ma alla grottesca incapacità gestionale e manutentiva dei giorni nostri. Gli bacini, le condotte e le grandi opere idrauliche esistono e sono stati realizzati a prezzo di ingenti investimenti pubblici, ma restano tragicamente incompiuti o sottoutilizzati per vizi di collaudo, mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria o lungaggini autorizzative che si trascinano da un decennio all’altro.
La mozione lo sottolinea in modo netto e incisivo:
«Le infrastrutture ci sono, ma occorre intervenire affinché possano essere pienamente utilizzate e svolgere la loro funzione. Con questa mozione chiediamo quindi all’Amministrazione di farsi parte attiva nei confronti della Regione Siciliana, affinché vengano messi in campo tutti gli interventi necessari per superare gli ostacoli ancora esistenti e garantire agli agricoltori una risorsa fondamentale per poter lavorare e programmare il futuro.» Questo passaggio mette a nudo il paradosso gelese: una pianura fertile, baciata dal clima mediterraneo, ideale per colture di pregio e primizie, costretta alla resa non per l’assenza di opere idriche, ma per l’incapacità istituzionale di metterle in funzione e far fluire l’acqua fino ai campi coltivati.
Una crisi idrica cronica: superare la logica delle continue emergenze
Da troppo tempo la gestione dell’acqua in Sicilia e nel territorio gelese procede per tamponamenti, deroghe e proclamazioni di stati di calamità naturalistica quando ormai i danni sono irreversibili e i raccolti sono andati distrutti. Questo approccio a breve termine ha impoverito centinaia di famiglie, sfiduciato gli imprenditori e spinto molti giovani ad abbandonare i progetti di impresa agricola che avrebbero potuto rigenerare il tessuto economico locale.
Nel testo dell’atto consiliare, l’accento viene posto con forza sulla necessità di abbandonare definitivamente la cultura dell’emergenza per approdare a una seria politica di programmazione infrastrutturale:
«La crisi idrica non può essere affrontata con interventi emergenziali soltanto quando l’emergenza esplode. Servono attenzione, responsabilità e azioni concrete.»
Queste tre parole – attenzione, responsabilità, azioni concrete – riassumono il senso della sfida politica ed economica che attende il Consiglio comunale e l’intera cittadinanza. La gestione della risorsa idrica richiede un monitoraggio costante e investimenti certi, capaci di garantire la manutenzione delle reti di distribuzione, troppo spesso colabrodo, e di consentire agli invasi della Piana di stoccare la risorsa idrica durante le precipitazioni stagionali per poi distribuirla in maniera equa, programmata ed efficiente durante i mesi di siccità.
Le prospettive: la palla passa all’Amministrazione e alla Regione
La discussione di lunedì in aula consiliare non sarà quindi un semplice adempimento formale o un palcoscenico per dichiarazioni di facciata. Rappresenta invece il banco di prova su cui misurare la capacità dell’Amministrazione comunale progressista di farsi carico delle istanze vitali del proprio territorio e di esercitare un ruolo di guida forte di fronte al Governo regionale.
La Piana di Gela non può più permettersi di attendere un altro anno o una nuova stagione secca. Garantire agli agricoltori l’accesso sicuro e continuativo all’acqua significa difendere i posti di lavoro esistenti, incentivare la nascita di nuove filiere agroalimentari sostenibili, proteggere il territorio dal rischio di desertificazione e restituire speranza a una comunità che per decenni ha pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sociali. La sfida per rendere operative le dighe è arrivata al punto di svolta: ora servono fatti concreti.
Sono stati elencati problemi ambientale,sociali ecc……..io alla mia età mi permetto di dire,vedo problemi molto seri tipo immigrazione giovanile la migliore gioventù si trova a vedere solo Guai……… Politici mi fermo qui.
Avrei molto da dire……………………….