Gela verso un governo di scopo

Gela verso un governo di scopo

La soluzione per risolvere la crisi di governo pare oramai a portata di mano.

Del reto, è la più facile, anzi la più ovvia, se pensiamo che permetterebbe a tutti di proseguire il proprio mandato fino a scadenza naturale. Insomma, un governo di scopo, in parte “politico”, in parte “tecnico”, per evitare il default, ma che per l’appunto altro non è che un governo di fine mandato, ufficialmente appoggiato da chi ci vuole stare, dietro le quinte appoggiato (a turno) da tutti, con il compito esclusivo di traghettare la nave fino alla primavera del 2024.

E sono talmente ignavi, in quella che si sta candidando a passare alla storia repubblicana di questa città, come la classe politica più scarsa mai eletta, che anche coloro che ufficialmente dichiareranno un appoggio esterno o un’opposizione costruttiva, saranno capaci di farsi scoprire nello sponsorizzare questo o quel tecnico in giunta, o nel piazzare amici nel sottogoverno. 

Innanzi all'impossibilità di un governo politico con una vera maggioranza in consiglio comunale, ad un anno e mezzo dalla fine del mandato, grazie a questo, per tanti motivi, indegno excamotage, il sindaco “giusto”, avv. Lucio Greco, rinuncerebbe così a dimettersi, evitando al contempo di far decadere anche i consiglieri comunali e, quindi, ridare la parola ai cittadini attraverso il voto.

Ciò, mentre ex alleati, liquidati senza alcuna riconoscenza per ben due volte dal primo cittadino attraverso due azzeramenti al buio nel giro di un anno o poco più, continuano a litigare, a lanciarsi accuse, controaccuse ed al tempo stesso elemosinare il “posticino al sole” in una eventuale proecuzione dell’esperienza amministrativa. Parimenti, l'opposizione rinuncia - pur avendone i numeri - a presentare una mozione di sfiducia, la cui semplice trattazione nel civico consesso, farebbe plausibilmente capitolare in men che non si dica il sindaco in carica, ridando anche in questo caso voce ai cittadini sovrani nelle cabine elettorali. 

Insomma, sembra proprio che di andare alle urne non ne vogliono sapere. Tutti. Meglio conservare la poltrona ed essere liberi di tessere la ragnatela di alleanze e candidature, in vista delle amministrative in calendario fra un anno e mezzo. Non importa se così facendo si trascina in un clima di campagna elettorale perenne, una città che già versa in una condizione a dir poco agonizzante.

Dell’interesse collettivo non è mai importato davvero alla politica locale protagonista di questo primo ventennio del terzo millennio. Per il "bene della città" a prevalere sono stati, invero e sempre, i loro interessi particolari, di bottega per lo più. Proprio non ce la fanno, ad avere uno scatto d'orgoglio. Nemmeno di fronte ad un "non governo", considerata l'assenza della giunta già da diversi giorni e, soprattutto, sotto Natale. 

Niente calendario eventi per le imminenti feste per la sacra natività. Niente luci, addobbi e quant’altro. Solo un desolante albero natalizio a nascondere la statua di Cerere (“femmina nuda”). Lavori pubblici fermi, Ghelas ferma. Per contro, scalinate ripristinate e rivitalizzate, rotonde illuminate e persino strade rattoppate all’ultimo momento per consentire la processione dell’Immacolata, solo grazie all'aiuto decisivo di privati cittadini. L'immagine che se ne ricava è sconcertante, a dir poco avvilente, grottesca: una città letteralmente in abbandono, che arranca in ogni dove.

Manco il covid, nel pieno della sua virulenza pandemica, era riuscito a delineare uno scenario così deprimente. Ed in questo folle contesto, per un attimo è sembrata avanzare la pazza idea del "suicidio", cioè del dissesto quale epilogo di una “operazione verità sui conti”, condotta da un'armata brancaleone non legittimata da nessuno. In realtà, una meschina scusa per giustificare un “governo salva poltrone”